Valsugana, nuovo turismo punta sui disabili

VALSUGANA. Chi l’ha detto che economia e sensibilità, o solidarietà che dir si voglia, non possono andare d’accordo? In tempi di crisi e di evoluzione sociale questo nuovo binomio può invece rappresentare una chiave di volta per creare ricchezza sposandola con la salvaguardia dei diritti umani. L’idea è venuta alla cooperativa Archè che ha ricevuto un incarico dall’Apt Valsugana per puntare su turisti fin troppo snobbati ma che, cinicamente, portano in dote soldi: i disabili. Si è così arrivati ad una mappatura delle accessibilità dei vari siti – dagli alberghi ai teatri, dai bar ai ristoranti fino allo sport – che è finita su un sito Internet per offrire la possibilità di organizzarsi le ferie in base all’offerta.

Lo chiamano turismo accessibile e, come detto, potenzialmente è una miniera d’oro: 4 milioni di diversamente abili in Italia, 127 milioni in Europa. Tante persone che, giustamente, hanno voglia di farsi una vacanza senza dover penare per via di barriere o dell’impossibilità di divertirsi. Di qui la svolta dell’Apt: mostrare al mondo le opportunità ricreative della zona per convincere i visitatori a scegliere l’asta del Brenta per rilassarsi e svagarsi. E la Valsugana si propone come sito ad hoc: possibilità di praticare sport e contattare associazioni di volontari pronti a risolvere problemi. Insomma, il turismo del Duemila deve essere sostenibile in tutti i sensi, non solo ambientali.

Il progetto, come detto, è stato curato Archè con sede a San Cristoforo, all’Ekon meglio nota come ex Cus. Curatore è Stefano Dagnoli . «Abbiamo fatto un monitoraggio certosino e messo on line tutte le informazioni per ogni tipo di disabilità: carrozzine con misure di ascensori, percorsi per non vedenti, accessibilità a teatri, eventi di piazza, attività sportiva».

Nel sito, dunque, non si scoprono solo gli alloggi? «No, ci sono indicazioni per lo sport, come la vela con barche per disabili all’ex Cus, o la pet therapy con asini e cavalli, la piscina, il teatro, Arte Sella. Vacanza più attiva per tutti, come deve essere in un mondo civile». Di qui la denominazione «turismo accessibile»? «Sì, anche perché c’è un potenziale inespresso di persone che viaggerebbero se ne avessero la possibilità e che devono organizzarsi la vacanza dal trasporto alle opportunità di svago. E poi il disabile si porta dietro altre persone e propende per la pensione completa». Punto forte la bici? «La ciclabile della Valsugana è conosciuta in tutta Europa e sono tanti gli handbiker. Tramite l’associazione “Spirito di Stella” abbiamo proposto di comperare carrozzine per chi arriva in handbike al bar e può andare in bagno o sedersi al tavolo».

Le nuove frontiere del turismo sembrano banali: offrire a tutti la possibilità di godersi una vacanza. «In Trentino non si è colto appieno il potenziale: oltre a dimostrare livello culturale alto è una grossa opportunità turistica». Tornando all’handbike: chi non è attrezzato? «Può affittarla grazie all’associazione Periscopio di Pergine». L’unica stagione garantita, per ora, è l’estate. «Ci siamo 7 giorni su 7 al centro nautico di San Cristoforo. Oltre alle barche possiamo tenere un paio di handbike ma si tratta di volontariato e sarebbe bello istituzionalizzarlo».

I numeri sono incoraggianti. In Valsugana, a disposizione dei diversamente abili, ci sono una quarantina di strutture accessibili, 20 proposte culturali e ricreative, 10 opportunità sportive oltre a 42 associazioni.

di Nicola Guarnieri

da L’Adige del 20-05-2014

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