Afghanistan, il basket in carrozzina in Italia per “curare le ferite” della guerra

BOLOGNA. Hanno tra i 18 e i 32 anni. Le loro sedie a ruote sportive sono azzurre, le loro maglie arancio. Sono gli atleti della nazionale di pallacanestro in carrozzina dell’Afghanistan. La maggior parte non è mai uscita dallo Stato, qualcuno si è spinto al massimo fino al Pakistan. Nessuno è mai andato oltre, nessuno ha mai visto il mare. Fino a pochi giorni fa, quando sono atterrati a Bologna a Exposanità allo stand del Cip (Comitato italiano paralimpico) dell’Emilia-Romagna per il loro primo torneo internazionale e poi sono andati a Rimini: lì hanno conosciuto il mare.

“Sono rimasti feriti in guerra: sono tutti civili, saltati su mine, colpiti da un proiettile o da un’esplosione. Tre sono poliomielitici, una malattia da noi ancora dura da sconfiggere…”, spiega Alberto Cairo della Croce Rossa Internazionale, che da 24 anni vive in Afghanistan. La loro avventura comincia 4 anni fa, quando David Constantine, inglese sulla sedia a ruote, decide di portare in Afghanistan le carrozzine sportive (che lui stesso produce) a prezzi stracciati: le loro costano 200 euro, quelle dei loro avversari 4 mila. “Così, David, io e Jess Markt, che due volte all’anno viene da noi per allenare giocatori, allenatori e arbitri, abbiamo messo in piedi tutto questo. Perché troppo spesso si dimentica come lo sport abbia una funzione riabilitativa non solo a livello fisico ma anche mentale, di come sia in grado di favorire il reinserimento nella società”, racconta Cairo.

Il viaggio della nazionale afghana è appena cominciato: ora andrà a Cantù su invito della Briantea 84, fresco scudetto del basket in carrozzina italiano. “I ragazzi stanno vivendo un grandissimo cambiamento: sono più sicuri di sé, più felici. Si sentono anche più belli: d’altronde, lo sport ha forgiato il loro fisico, e loro non ne sono mai stati così orgogliosi”.

di Ambra Notari

da Redattore Sociale del 26-05-2014

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