Alex Zanardi, le mille vite di un campione del coraggio

TRENTO. Dici Alex Zanardi e pensi al coraggio. Dici Alex Zanardi e pensi al cuore. Dici Alex Zanardi e pensi a un supereroe dei tempi moderni che si è dimostrato più forte della sfortuna, più forte della disperazione, più forte della morte.

Tra i tantissimi personaggi che anche quest’anno arriveranno a Trento per il Festival dell’Economia – politici, economisti, scrittori, premi Nobel – ce n’è uno che economista non è, ma che in quanto a “lezioni di vita” non è secondo a nessuno. Perché, in fondo, l’economia non è cercar di “far quadrare i conti”, anche con le proprie esperienze, anche con le proprie paure, anche con le emozioni, insomma con la vita?

Alex Zanardi questa sera alle 20.30 varcherà le soglie del Muse per parlare – stimolato da Maria Latella – di competizione sostenibile. E per raccontare una storia – la sua – che andrebbe ascoltata tutta d’un fiato. Quarantasette anni, bolognese doc, nella sua “prima vita” Alex Zanardi era un pilota che giocava a nascondino con la velocità, fin da quando era in fasce: i kart, la Formula 3, la Formula 3000 e poi il grande salto in Formula Uno, nel 1991, negli anni di Michael Schumacher e Ayrton Senna, di Nigel Mansell e Michele Alboreto. Circuiti su circuiti, i microfoni degli inviati allungati sotto il suo naso, le miss, gli avversari, tutti convinti che saranno loro ad entrare nel mito. Alex di coraggio ne ha da vendere, ma le macchine che guida non sono delle più veloci, e il podio – con i suoi riti, fatti di coppe, baci e champagne – restano ben lontani. Al di là dell’Oceano, nella Formula Cart, Zanardi diventa invece un autentico mito del volante. Vince anche a Laguna Seca, la pista col “Cavatappi” dove Valentino Rossi ha inanellato sorpassi su sorpassi, facendo masticare solo la polvere agli avversari. Polvere su polvere, fino al 15 settembre 2001, quattro giorni dopo l’attentato alle Torri Gemelle. Quel giorno Zanardi è in Germania, a volare fra i tornanti del Lausitzring quando prende una macchia d’olio e si gira, fermandosi in mezzo alla pista. Questione di attimi: un bolide arriva e lo prende in pieno, tranciando la macchina in due e, con essa, le sue gambe. Sembra spacciato, le gambe maciullate, il cappellano del circuito gli dà l’estrema unzione. Ma Alex decide che non è ancora arrivato il momento in cui fare i conti col destino e col mondo, e miracolosamente si salva. Senza più le gambe, ma si salva.

Il coraggio e la volontà di ferro, però, sono nel cuore, e Alex anziché disperarsi e commiserarsi per quello che gli è successo, decide di far partire la sua “second life”. Vita vera, vissuta attimo su attimo, respirando i colori e profumi del mondo come forse solo chi ha visto la morte che ti porge la mano può fare. Ed ecco che Alex torna Zanardi, si rimette il casco in testa e con le protesi torna addirittura a vincere una corsa nel Mondiale Turismo. Poi si mette a correre tra i disabili nell’handbike, e alla parola mondiale affianca cinque cerchi colorati perché Alex-volontà-d’acciaio è un vincente, e conquista la medaglia d’oro nelle Paralimpiadi di Londra. Un’altra “sfida”, l’ennesima, proprio come quelle che da due anni ci racconta – con trasporto, entusiasmo e maestria – sul programma culto – “Sfide”, appunto – di RaiTre. Con quel sorriso sveglio e simpatico, quasi zen, di chi sa di aver giocato a dadi col destino, uscendone vincitore per un soffio. «Mi considero uno che ha avuto tanto nella vita, e continuo ad aggiungere. Di questo non posso che ringraziare la Dea bendata», dice Alex. Un supereroe moderno che ha fatto del coraggio un mantra, e che è pronto a invadere con la sua graffiante semplicità il Festival di Trento.

di Pierluigi Depentori

da Trentino del 30-05-2014

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