“Noi, diversamente piloti nel blu, abbiamo vinto la paura di volare”

BOLOGNA – A terra si muovono con qualche impaccio, ma in cielo veleggiano come sparvieri. E che cosa importa di camminare a gente che può volare? Spiritosamente si definiscono “Baroni rotti” e sono gli apprendisti assi della cloche con handicap motori che prendono il volo dall’aviosuperficie “Guglielmo Zamboni” di Ozzano grazie alla associazione volovelistica che porta il nome dal grande pilota aeronautico, oltre che ex patron delle officine “Casaralta”, Giorgio Regazzoni. Questo piccolo aeroporto della Bassa, tra campi di grano e barbabietole, è uno dei tre in Italia in grado di consentire a chi ha deficit motori di prendere il brevetto di pilota di aliante grazie al biposto “Ask 21”, col comando modificato che sostituisce alla normale pedaliera di governo del timone di coda, una seconda cloche manovrabile con le mani. Tra i 16 allievi della scuola di volo a vela istruiti dal direttore Piero Fabbri, hanno così potuto iscriversi anche due persone con handicap agli arti inferiori. Uno di questi è un ex deltaplanista in sedia a rotelle a causa di un incidente di volo, che si sobbarca molti chilometri ogni fine settimana per raggiungere Ozzano e poter tornare “a staccare l’ombra da terra”.

Il piccolo aeroporto “Guglielmo Zamboni” di Ozzano, in provincia di Bologna, tra campi di grano e barbabietole, è uno dei tre in Italia in grado di consentire a chi ha deficit motori di prendere il brevetto di pilota di aliante grazie al biposto “Ask 21”, col comando modificato che sostituisce alla normale pedaliera di governo del timone di coda, una seconda cloche manovrabile con le mani. E così anche chi è sulla sedia a rotelle può realizzare il sogno di volare.

Quegli occhi felici dei “Baroni rotti”. Daniela Regazzoni, la figlia dell’asso dell’aeronautica, ha deciso di concedere un corso gratis ogni anno a una persona con handicap che abbia conseguito l’idoneità fisica. “Perché, anziché finanziare questa attività, non hai speso soldi per un ospedale o una scuola, mi sento dire spesso. Io dico che ai servizi primari deve pensare lo Stato, io mi dedico a migliorare la qualità della vita: anche questo è un compito a suo modo filantropico” spiega la signora Daniela. E la qualità della vita si vede negli occhi felici dei “Baroni rotti” prima di librarsi in cielo trainati dal potente “Robin Dr 400” da 180 cavalli. Marzio Bossi, uno dei due con handicap, a 75 anni ha coronato il sogno inseguito per una vita. “Fin da piccolo mi ha preso la passione per gli aerei tanto che per lungo tempo ho costruito e fatto volare velivoli di aeromodellismo, ma pilotare era per me un sogno proibito visto che ho una gamba rigida” racconta. Poi la scoperta dei “Baroni rotti” e della scuola Regazzoni, riconosciuta dall’Enav, in cui è possibile conseguire la “Glider licence” di volo a vela grazie all’aliante con i comandi modificati. “Avevo la scuola dietro casa e non lo sapevo” commenta stupito Bossi che, dopo le visite mediche all’Istituto di medicina legale di Milano, sosterrà le 14 ore di volo e i 40 decolli più l’esame di teoria al fine di conseguire la patente per solcare il cielo di Bologna.

“In tanti vogliono superare le barriere dell’handicap e volare”. A Ozzano, la miglior aviosuperficie d’Italia premiata quattro anni fa, il volo a vela la fa da padrone. Oltre alla licenza per gli alianti, la “Regazzoni” è in grado di conferire anche quella per il traino di questi velivoli. Gli allievi vengono da molte regioni del nord. “Prossimamente amplieremo l’attività con l’acquisto di un altro aliante con comando modificato” spiega la signora Daniela. Il club dei “Baroni rotti” è quindi destinato ad ampliarsi fino a formare un vero e proprio stormo. “Credo che siano tanti quelli come me che desiderano superare le barriere dell’handicap e volare” riflette Bossi.

Leggeri come l’aria. Lassù tra le nuvole, nel silenzio dell’abitacolo di un velivolo privo di motore che sibila e sussurra strusciando l’aria, la sensazione è di assoluta libertà da ogni vincolo. Galleggiando sulle “termiche”, le correnti ascensionali che permettono di salire di quota, “capita spesso di viaggiare assieme ai rapaci o alle rondini” racconta ancora Bossi con negli occhi l’ebbrezza dei volteggi tra le nubi. Sentirsi leggeri come l’aria, sostenuti dall’aria stessa e guardare il mondo dall’alto potendo spostare la prospettiva nelle tre direzioni dello spazio è l’esaltante essenza di questo sport. Gli alianti vengono trainati fino a quattrocento metri di altezza e poi sganciati. “L’Ask 21 – spiega Fabbri – una volta lasciato in volo, può planare lentamente coprendo una distanza di 34 chilometri, ma se incontra correnti ascensionali può stare in cielo per ore”. Un prodigio di leggerezza in fibra di carbonio con lunghissime ali che si stacca da terra lieve come un coriandolo in fuga da limiti e vincoli. Anche da quelli fatti di sedie a rotelle.

di Valerio Varesi

da Repubblica.it del 04-06-2014

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