Disabili off limits a Biumo “Strade e negozi invivibili”

BIUMO (VA). «Mi piace vivere a Biumo. Ma basterebbe così poco per renderla davvero vivibile anche per me». Rosaria Salmieri è una specie di star nel quartiere: a Biumo la conoscono tutti, camminare con lei significa fermarsi ogni pochi passi a salutare qualcuno. Questo anche se i «passi», per lei, sono metaforici: Rosaria è in carrozzina, da sempre, e vorrebbe un quartiere più a misura sua e degli altri disabili che pure lo abitano, ma che non hanno la sua pazienza e il suo coraggio di affrontare ogni giorno le barriere architettoniche. «Vivo in fondo a via Cairoli – racconta – a casa mia non ho problemi: è tutto a norma, mi muovo in maniera indipendente. Ma uscire da sola, per me, è un problema». I marciapiedi, per Rosaria, sono un percorso accidentato: gli scivoli per salire e scendere sono pochi, e spesso inadatti: alle spalle della scuola Cairoli, ad esempio, ce n’è uno vicino all’attraversamento pedonale. Ma è troppo ripido, praticamente inutile per Rosaria, perché il motore della sua carrozzina non riesce a superarlo: «Deve sempre esserci qualcuno con me, che mi dia la spinta per salire. Altrimenti non mi resta altro che andare sulla strada, facendo lo slalom tra le buche e le auto». Oltre alle buche, Rosaria deve fare i conti ogni giorno con gradini, pavimentazioni irregolari e con la difficoltà nel raggiungere i servizi che pure avrebbe vicino: «L’edicola di via Cairoli è a pochi passi da casa mia. Ma per arrivarci c’è un piccolo gradino per me insormontabile. Gli edicolanti lo sanno, quando arrivo mi portano direttamente il giornali che chiedo, ma resta un gesto di gentilezza spontaneo. E io vorrei essere indipendente, basterebbe davvero poco». Altri servizi difficili da raggiungere sono il panettiere in via Garibaldi o la farmacia in piazza XXVI Maggio: «L’unico servizio del quartiere che raggiungo senza troppi problemi è la chiesa. Merito di don Pino Tagliaferri, che si impegnò ad abbattere le barriere architettoniche. Cercò anche di sensibilizzare i commercianti della zona, perché quello che manca è soprattutto la sensibilità: lo dimostrano, ad esempio, alcuni locali che frequento. Il bar Cairoli, sotto casa mia, ha un bagno a norma, dove anch’io posso andare senza problemi. Stessa cosa la pizzeria di viale dei Mille, che lo adattò anni fa quasi appositamente per me. Anche alla panetteria Colombo Marzoli di piazza Giovane Italia mi sento accolta: basta suonare il campanello e mi portano lo scivolo di metallo che mi permette di entrare. Una spesa non eccessiva, eppure permette loro di avere clienti affezionati in più. Gente come me». Quello che Rosaria vorrebbe più di tutto, però, sarebbe un intervento per rendere accessibili i marciapiedi: «Non lo dico solo per le persone disabili: anche chi ha bambini piccoli ha difficoltà a girare per il quartiere con i passeggini. Capisco che i fondi del Comune sono pochi, ma qui si tratta di dare modo davvero a tutti cittadini di poter vivere la città». Una cosa per cui Rosaria, ogni giorno, combatte senza arrendersi, aggirando scalini e mantenendo, per tutti, lo stesso sorriso.

da La Provincia di Varese del 11-06-2014

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