La migrante sulla sedia a rotelle L’ultimo orrore dei mercanti di uomini

PALERMO. Ridotti così dai colpi di mazza subiti senza motivo dai trafficanti di uomini nelle “prigioni” libiche in cui hanno pazientemente atteso il loro turno per potersi imbarcare su una delle carrette del mare dirette in Sicilia.
Quando l’hanno vista in quelle condizioni sulla sua sedia a rotelle sul ponte della nave Sirio della Marina militare gli uomini della questura di Ragusa si sono commossi.
Dall’Eritrea a Pozzallo, un viaggio infinito durato quasi un mese, con quella sedia a rotelle a fare su e giù da furgoni attraverso il Sudan fino ad arrivare in Libia. Gli ultimi dieci giorni sono stati i più duri: «Gli ultimi tre giorni i libici ci hanno tenuto in un capannone, c’erano anche siriani e pachistani. Erano rigorosi e per ogni sciocchezza venivamo puniti con violenza».
E’ un racconto dell’orrore quello di Madja e degli altri 280 migranti salvati dalla Marina militare ancora in acque libiche. «Nel capannone dicevano che ogni tanto i nostri carcerieri prelevavano qualche ragazza violentandola ripetutamente. Il cibo che ci veniva distribuito una sola volta al giorno era costituito da un panino e dei formaggini. L’acqua che ci davano era insufficiente, non limpida, dal sapore salmastro e di gasolio. Tutti i libici erano in possesso di pistole e di fucili mitragliatori. Di notte si sentivano all’esterno del capannone colpi di arma da fuoco e ho pensato che i libici si divertissero così solo per passare il tempo o per spaventarci».
Con la sua sedia a rotelle, Madja è stata subito piazzata in fondo alla stiva del barcone di dodici metri che dopo poche ore di navigazione ha cominciato ad imbarcare acqua. «Una volta messo piede sul barcone, il libico che era a bordo mi faceva occupare un posto posizionato all’interno, dove c’era il motore. A nessuno era permesso di lasciare il suo posto e quando qualcuno cercava di salire sopra coperta, visto che lì sotto c’erano residui di fumi dello scarico del motore e di benzina, lo scafista lo prendeva a calci in testa. Come d’altronde faceva quando ci lanciava quel poco pane per sfamarci durante la navigazione e quella pochissima acqua. Molti di noi sono stati costretti a farsi i bisogni fisiologici addosso».
Le testimonianze seppure timide e impaurite di Madja e di altri migranti anche questa volta hanno consentito agli uomini della squadra mobile di Ragusa, diretti da Nino Ciavola, di individuare ed arrestare lo scafista tunisino del barcone che, insieme ai disabili, portava 270 migranti, venti dei quali minorenni. Il viaggio avrebbe fruttato all’organizzazione 450.000 dollari.
Presi in carico dalla macchina dell’accoglienza di Pozzallo, i migranti disabili sono stati sottoposti a visita medica e distribuiti poi in diverse strutture di accoglienza, mentre sono stati identificati i tre giovani giunti senza vita domenica dopo il rovesciamento del gommone su cui viaggiavano durante le fasi di salvataggio da parte di un mercantile. Sono tre giovani del Mali. I loro corpi sono adesso a disposizione dell’ambasciata per la restituzione alle famiglie nel paese d’origine.

di Alessandra Ziniti

da La Repubblica del 19-06-2014

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