Metropolitana inaccessibile: condanna per Atac e Roma Capitale

ROMA. La metro è inaccessibile? Per Atac e Roma Capitale arriva la condanna per discriminazione verso le persone con disabilità. E’ una “sentenza storica”, quella appena emessa dal Tribunale civile di Roma che, oltre a prevedere il risarcimento dei danni, impone anche, come pena accessoria, la pubblicazione della sentenza stessa su un quotidiano ad alta diffusione locale. Il caso, nello specifico, è quello denunciato da Laura Fois, mamma di Pietro, un ragazzo di 14 anni con disabilità.

Il caso. Lo scorso 5 gennaio, mamma e figlio hanno deciso di andare in visita presso gli studi di Cinecittà, insieme a due cugini. Scelgono di spostarsi in metropolitana, partendo dalla stazione Cipro e diretti a quella Cinecittà: due stazioni che, dal sito dell’Atac, risultano accessibili. Dopo essere saliti senza problemi sulla metropolitana, li attende però all’arrivo una brutta sorpresa: l’ascensore è guasto e chiuso da una transenna e non ci sono operatori di stazione per assistere i passeggeri. Dopo aver gridato aiuto invano e trascorsi diversi minuti, di fronte all’agitazione del figlio, vedendosi isolata con tre bambini nei sotterranei della metropolitana, la signora chiama il 113: nessun intervento, però, neanche da parte della polizia. La mamma di Pietro è stata quindi costretta a chiamare il padre del ragazzo che, precipitandosi alla stazione, ha dovuto sollevare il figlio per fargli salire i venti gradini fino al piano superiore. Ma le scale non erano finite: altri 25 gradini li separavano dal piano strada: il montascale e l’ascensore, previsti per le persone con disabilità, erano anche in questo caso fuori uso, disattivati per motivi di sicurezza a causa dell’assenza del personale addetto. Di nuovo, il padre ha dovuto sollevare Pietro per portarlo in superficie. E la stessa impresa è stata necessaria al ritorno, per poter riprendere la metropolitana verso casa. Indignata per quanto accaduto, lo scorso 14 aprile la signora si è nuovamente recata a Cinecittà con il figlio, accompagnata questa volta dal padre del ragazzo e da una troupe del Tg3. questa volta, l’ascensore era fuori uso anche a Cipro, per mancanza di personale, perciò il ragazzo è stato sollevato dal padre anche all’andata. Stessa situazione a Cinecittà, dove la stazione metro era deserta e priva di personale, con servo scale e ascensori non funzionanti.

La condanna di Atac… In seguito a quanto accaduto e in considerazione del “danno non patrimoniale” subito da Pietro, la sinora Fois si è rivolta all’associazione Luca Coscioni che, tramite l’avvocato Alessandro Gerardi, per sporgere denuncia presso il tribunale civile di Roma. Nei giorni scorsi, la sentenza: tanto la società di trasporto pubblico quanto l’ente pubblico di riferimento sono responsabili di una “condotta discriminatoria nei confronti dei soggetti affetti da disabilità motorie”. In particolare, si riscontra “una duplice omissione addebitabile direttamente al gestore Atac, obbligato ad allestire gli strumenti tecnici e il personale operativo di stazione per consentire il funzionamento degli impianti installati nelle stazioni” e a fornire “un’informazione adeguata per assicurare all’utenza l’evidenziazione dello stato del servizio e della funzionalità degli impianti di stazione”: questo al fine di escludere “il verificarsi di situazioni di serio disagio psicofisico, corrispondente alla constatazione di essere rimasti intrappolati al livello inferiore senza alcuna possibilità di risalire fino all’uscita”. Il Tribunale riconosce e ribadisce la “essenzialità dell’operatività degli impianti di elevazione e di traslazione”.

… e di Roma Capitale. C’è però anche l’altro imputato, Roma Capitale, cui il Tribunale riconosce “profili di responsabilità precisi e chiari in linea indiretta”: in quanto azionista esclusivo dell’Atac, infatti, Roma Capitale ha infatti il compito di vigilare sul funzionamento degli impianti installati e di mettere in atto tutte le procedure organizzative necessarie affinché non ci siano disfunzioni. Inoltre, “è strato dato corso a numerose assunzioni di personale”, per cui si presume che ci sia anche l’adeguato numero di operatori di stazione. Roma Capitale è quindi responsabile di “inottemperanza ad obblighi e prescrizioni stabiliti dalla legge” per “omesso controllo e omessa vigilanza negli atti concreti di amministrazione delle società partecipate”. Il Tribunale ha accolto quindi la domanda dei ricorrenti, condannando Atac e Roma Capitale a predisporre immediatamente “gli strumenti tecnici e il personale per assicurare a norma di legge il funzionamento degli impianti installati” nelle due stazioni. Per i danni subiti, la famiglia di Pietro dovrà inoltre essere risarcita nella misura di 2.500 euro e delle spese processuali. Infine, prescrive la “pubblicazione su uno dei quotidiani di maggiore diffusione locale, del presente provvedimento”.

21 note e 1,5 milioni di multa.“E’ una decisione storica – commenta Filomena Gallo, segretario dell’associazione – Ora vigileremo affinché sia posto immediatamente rimedio e speriamo di non dover ricorrere ad ulteriori azioni legali”. Soddisfatto anche l’avvocato Alessandro Gerardi: “E’ la prima volta che viene riconosciuto l’obbligo di un comune non solo di installare gli impianti, ma anche di garantirne il funzionamento. Del resto, non è la prima volta che il comune di Roma viene condannato per questo motivo: era giù successo con la giunta Alemanno. Va detto anche che, dal 2011 al 2013, Roma Capitale ha inviato ad Atac 21 note proprio per l’inaccessibilità della linea metropolitana e ha sanzionato l’azienda con una somma complessiva di 1,5 milioni di euro”. (cl)

da Redattore Sociale del 20-06-2014

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