Disabili e trasporti Quando la gita diventa un’odissea

ARCENE. La giornata di sabato era cominciata con le migliori intenzioni per un gruppo di ragazzi (disabili e non): ritrovo, viaggio in treno da Arcene alla stazione di Bergamo e successiva gita in compagnia alla scoperta delle meraviglie di Città Alta. Ma ecco che, al momento di prendere l’ascensore per scendere al sottopassaggio dai binari, la comitiva ha dovuto fare i conti con l’incubo-barriere architettoniche. Il cartello, firmato Centostazioni, riportava la dicitura: «Ascensore in manutenzione, ci scusiamo per il disagio». Per necessità, coetanei e accompagnatori hanno dovuto quindi trasportare di peso le carrozzine dei ragazzi disabili. E come se non bastasse, anche il treno utilizzato dalla comitiva non era attrezzato per il trasporto di disabili. Sui convogli più vetusti accade spesso, infatti, che non siano disponibili passerelle per la risalita delle carrozzine, ma solo i classici gradini, che rappresentano barriere architettoniche a tutti gli effetti. Insomma: scene indegne di un paese civile e une vergogna per la città. E non è un caso che il racconto di una mamma (Cristina), che ha deciso di raccontare il viaggio-incubo da Arcene a Città Alta, inizi proprio con questa parola: «vergogna». Quella che doveva essere una giornata di svago si è infatti rapidamente trasformata in una sequela di disagi all’insegna delle barriere architettoniche. «Non esiste – si legge nella lettera inviata al nostro giornale – che io non possa alzarmi al mattino e decidere di prendere un treno con le mie possibilità motorie. Sono sconvolta per quanto ha dovuto fare un gruppo di ragazzi (diversamente abili e non) per potersi recare in gita in Città Alta con partenza da Arcene in treno: fanno parte dell’associazione “Al di là del mio naso c’è” (impegnata da sempre nell’educazione alla diversità) e io, mamma di un bimbo fortunatamente sano, sono allibita dalle difficoltà incontrate con i mezzi pubblici». Alcuni coetanei e accompagnatori hanno dovuto infatti trasportare di peso le carrozzine dei ragazzi disabili, per consentire loro di accedere prima al sottopasso e poi al piazzale Marconi. Ed è solo per merito loro, come sottolinea Cristina, che la gita in Città Alta non è stata rovinata del tutto: «Grazie alla volontà e forza d’animo di tanti, ragazzi e non, la giornata è riuscita». E il disagio subito dal gruppo di ragazzi ha provocato la reazione indignata di Giovanni Manzoni, presidente dell’Anmic (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) di Bergamo: «È la classica situazione che si verifica quotidianamente sui mezzi pubblici. Muoversi in stazione, per un disabile, è infatti un rebus: per questo motivo il guasto di un ascensore rappresenta un fatto grave, perché priva della libertà di movimento una persona in carrozzina. Questo episodio rappresenta una vergogna per la città, che doveva essere capitale europea della cultura, ma che ad oggi non è per niente a dimensione di persona disabile. I problemi, per quanto riguarda i trasporti, sono dunque innumerevoli e quando accadono fatti come questo viene da chiedersi cosa stia facendo la politica per risolverli: come associazione ci attiveremo con le istituzioni per verificare le responsabilità e le eventuali mancanze. Gli addetti alla sicurezza, ad esempio, dove erano?». Stando al progetto, la nuova stazione, una volta completata, prevede però il completo abbattimento della barriere architettoniche: al centro dell’atrio sarà sistemato l’ascensore che porterà al sottopassaggio. Oltre agli ascensori, inoltre, rientrano nel piano di abbattimento delle barriere architettoniche anche una serie di percorsi all’interno dello scalo creati per gli ipovedenti. •

da L’Eco di Bergamo del 30-06-2014

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