50 centesimi per abbattere le barriere architettoniche. La Camera dice no

Senza denari non si cantano messe, dice il proverbio. Ma se i denari si possono trovare, la messa, la possiamo cantare? In Italia no. Quando si tratta di cose importanti, di diritti violati, l’Italia non c’è. O meglio, c’è l’Italia della burocrazia che tira fuori la solita solfa dei fondi che non ci sono e butta alle ortiche le buone prassi che dovrebbero essere solo prassi, normali. Parliamo di barriere architettoniche, parliamo di pari opportunità nell’accesso alla Cultura. Massimo Bray, già ministro del Mibact, quota Pd, aveva presentato un emendamento alla conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, recante disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo, chiedendo di inserire un articolo con il quale si stabiliva, una volta per tutte, l’abbattimento di tutti quegli ostacoli che impediscono alle persone in situazione di disagio di accedere ai beni storici e culturali del Paese. L’emendamento è stato ritirato dall’Ufficio della Camera perché ritenuto mancante della copertura finanziaria. Mancante? L’emendamento prevedeva come recuperare gli euro per costituire il fondo. Leggiamolo insieme. «Dopo l’articolo 11 è aggiunto il seguente 11bis (Misure urgenti per assicurare l’accessibilità e la visitabilità nei luoghi della cultura. Punto 1- Al fine di assicurare la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di visitare i luoghi e gli istituti della cultura, fruendone degli spazi e delle attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo provvede alla rimozione delle barriere architettoniche così come definite dall’articolo 1, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1996 n. 503. Punto 2 – Per le finalità di cui al comma precedente, presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo è istituito un apposito “Fondo per la rimozione delle barriere architettoniche” pari ad euro 2 milioni per l’anno 2014 e 4 milioni ciascuno per gli anni 2015 e 2016. Alla copertura del Fondo si provvede, per 1,5 milioni di euro per l’anno 2014 e per 3 milioni di euro ciascuno per gli anni 2015 e 2016 mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell’ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” della missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle finanze per l’anno 2014, allo scopo utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo ministero. Il Ministro dell’Economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio; per 500 mila euro per l’anno 2014 e per 1 milione di euro ciascuno per gli anni 2015 e 2016 mediante incremento del prezzo del biglietto di ingresso nei luoghi e negli istituti di cultura per un valore pari a 0,50 centesimi». L’obiettivo, dunque, era quello di proseguire l’opera di abbattimento delle barriere architettoniche nei centri culturali. Insomma, 50 centesimi e il gioco era fatto. «Il Ministero – spiega Massimo Bray – nell’adozione del piano di rimozione delle barriere avrebbe potuto avvalersi delle “Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale” elaborate dalla Commissione ministeriale per l’analisi delle problematiche relative alla disabilità nello specifico settore dei beni e delle attività culturali. Mi dispiace molto che non sia stata colta l’importanza di riconoscere a tutti il diritto alla fruibilità dei Beni Culturali. La soluzione c’era. Bastava aumentare di cinquanta centesimi il prezzo del biglietto per poter avere i fondi necessari ad aprire le porte a tutti. Sento forte l’amarezza per un diritto negato». Tele Molise si era occupata del problema delle barriere architettoniche qualche mese fa quando le telecamere raccontarono e filmarono, accompagnate da Chiara Di Lembo del Centro documentazione handicap di Campobasso, una passeggiata in carrozzina per le vie principali del capoluogo. Le barriere, si disse allora, ancora oggi, sono soprattutto mentali e culturali. «Da parecchi anni – dice Domenico Costantino, presidente del Movi (Movimento per la vita indipendente delle persone con disabilità) di Termoli – la crisi del Paese la paghiamo noi. La convenzione Onu è costantemente disapplicata; quando non ci sono soldi i diritti non esistono più. Dunque diventano concessioni dipendenti dalla disponibilità economica. L’esempio dell’emendamento ritirato alla Camera dei Deputati ne è la conferma. L’ennesima sconfitta per chi è nella condizione di disabilità».

di Nadia Verdile

da Il Giornale del Molise del 10-07-2014

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