“Bagno ko nel vagone. Unica soluzione farmela addosso”

BOVES. «Non mi sono mai incazzato per la mia malattia. Ho sempre cercato di muovermi in autonomia, di non rappresentare un peso per nessuno. Ma quando arrivi al punto di fartela nei pantaloni sulla carrozza del treno riservata ai disabili, perché il bagno è inutilizzabile e il capotreno se ne frega, significa che non viviamo in un Paese civile. Mi vergogno di essere italiano». Secondo Michetti, 61 anni, ex geometra di Cuneo, nel 2003 ha contratto la sclerosi multipla, che nel 2006 l’ha costretto su una sedia a rotelle.

Da un anno e mezzo abita a Boves, alla residenza «Monsignor Calandri»: esce tutti i giorni in carrozzina, sempre da solo, per un giro in centro. Per le cure si reca spesso alle «Molinette» di Torino, dove ha anche alcuni amici disabili, che raggiunge in treno dalla Stazione di Cuneo. Obbligatoria è la prenotazione telefonica almeno 12 ore prima del viaggio, alla «Sala Blu» di Porta Nuova, servizio assistenza di Trenitalia ai portatori di handicap, che indica agli interessati i convogli attrezzati ad ospitarli.

Michetti ha prenotato con tre giorni d’anticipo e martedì, è salito sul Cuneo-Torino delle 11,24. Le visite in ospedale, il pranzo, quindi il rientro al pomeriggio. Ed inizia una vicenda assurda «che vale la pena raccontare – dice – per far capire alla gente che nella società di oggi, un disabile è soltanto un rompicoglioni, calpestato nella dignità e nei diritti, anche quello di andare ai servizi sul treno».

Uscito dalla clinica, Michetti si ritrova a Porta Nuova alle 14,30. «Ho chiesto di salire sul convoglio delle 15,25, perché ero stanco dopo la flebo in ospedale – spiega -. Ma il treno non era per disabili, così ho dovuto attendere quello delle 17,25. Mezz’ora prima di partire, ho chiesto di andare al bagno in Stazione: a una certa ora, devo fare i bisogni e non posso aspettare molto. La risposta: “Non abbiamo tempo di accompagnarla, rischia di perdere il treno. Potrà fare la pipì in carrozza”. Così ho fatto, ma quando ho aperto la porta del wc sul treno, l’ho trovato ricoperto di escrementi. Impossibile sedersi, non solo per questioni igieniche».

Michetti suona il campanello d’allarme e protesta con il capotreno. «Ha detto che non era di sua competenza e se n’è andato – prosegue -. Ho iniziato ad urlare e sono arrivati due poliziotti. Hanno provato a pulire, a rendere agibile il bagno, invano. Allora ho chiesto di darmi un rotolo di carta igienica e dei tovaglioli, li ho arrotolati per fare una sorta di pannolone e me la sono fatta addosso».

«Ho pianto davanti ai poliziotti e a venti passeggeri, che ringrazio per la solidarietà – conclude -. Il capotreno e le Fs devono vergognarsi: mi hanno mortificato, frustrato e abbattuto. L’umore, per chi ha la sclerosi, significa molto. Me l’hanno distrutto. Mi auguro non accada più. Non voglio pacche sulle spalle, non chiedo la luna: ma esigo rispetto e il diritto di sentirmi libero».

di Matteo Borgetto

da La Stampa del 04-07-2014

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