Il corpo nudo di Amy e Stephen che lo sapeva gia’

“Cambieremo la nostra percezione del mondo”: Stephen Hawking sta a Cambridge sulla cattedra che fu di Newton e quando disse questa frase attraverso il sintetizzatore vocale comandato dall’unica parte del corpo che muove, una palpebra, non si riferiva a scoperte o invenzioni. Era alla Cerimonia di apertura della Paralimpiade di Londra e quasi ammoniva: d’ora in poi non la penseremo più alla stessa maniera. Attraverso lo sport. Quello paralimpico fa modificare tante cose. Si vedono le abilità, non la disabilità. E fa apprezzare la bellezza. Anche quella che una volta non era considerata tale. Lo sanno a Espn, la più importante tv sportiva del mondo. Nell’estate, una edizione del loro Magazine ha foto, nude, di stelle dello sport: “The Body Issue”. Niente di morboso. Solo la bellezza del corpo in mostra. Fra gli altri, campioni di basket o calcio o baseball, c’è Amy. Che le gambe le ha perse a 19 anni. E che mostra che Stephen aveva ragione.
Amy Purdy ama lo snowboard. Per questo è passata dal deserto di Las Vegas allo Utah, terra di montagne americane. Era già donna quando prese la meningite. Riuscì a sopravvivere, ma le amputarono le gambe. Rimase la passione la tavola che sfreccia sulla neve. Anche in maniera folle: è fra quelli che sono contagiati dagli X Games, i Giochi per spericolati, con evoluzioni pazzesche. Infatti li fanno negli Usa, terra di eccessi. Anche sulla neve. E anche con monosci, i gusci che permettono a paraplegici di sciare, e protesi varie E’ arrivata alla Paralimpiade: a Sochi è stato un argento nella prima volta dello snowboard paralimpico. La sua storia su InVisibili è stata raccontata perché un’altra delle sue passioni è il ballo (qui il link per leggere “Amy e Adrianne, danza senza limiti. Sulle protesi”): è giunta fino alla finale classificandosi seconda, altro argento, a “Dancing with the Stars”, la versione Usa del nostro “Ballando con le stelle”. Chissà che Milly Carlucci non la inviti allo show italiano: vederla ballare è straordinario, le protesi sono solo un accessorio, i suoi movimenti con il compagno di danze Derek mostrano anche qui solo abilità. Dice: “Penso che tutti possiamo scegliere se essere disabili o no. Ci sono molte persone che hanno le gambe e che sono più disabili di me”.

Quelle sue gambe che mancano non fanno il suo corpo imperfetto. E’ fra i protagonisti dell’edizione 2014 di “The Body Issue”. Su Espn Magazine ci sono atleti. E lei ha avuto solo qualche dubbio legato al fatto di mostrarsi senza vestiti, non paure per mettere in mostra la disabilità. Come Maya, sprinter paralimpica giapponese che fece un calendario con foto, di un grande fotografo del suo Paese, senza nulla indosso tranne la protesi alla gamba (anche su di lei c’è un post su InVisibili, che trovate cliccando qui: “La Maya desnuda. Il corpo, imperfetto, in mostra per Londra 2012”). Amy non è la prima e non sarà l’ultima fra i paralimpici a mostrarsi in “The Body Issue”. Ha percorso la strada aperta nel 2009 da Sarah Reinertsen, prima triatleta amputata a diventare IronWoman (il triathlon più lungo e difficile). Seguita poi l’anno dopo da Esther Vergeer, la più grande tennista di tutti i tempi, nuda sulla carrozzina che usa per giocare perché una malattia l’ha portata a usarla da quando era adolescente: nessuno, da Federer a Borg alle sorelle Williams, hanno saputo vincere come lei. Per arrivare lo scorso anno a Oksana Masters, che a Sochi ha gareggiato nello sci di fondo, ma ama il canottaggio, e che era coperta solo da un remo, lei finita in orfanotrofio in Ucraina perché il disastro di Chernobyl la aveva fatta nascere con malformazioni e adottata poi da una famiglia negli States. Una strada percorsa già nel 2003 Vittorio Corona, allora direttore della rivista della Laureus: mise in copertina una giovane sprinter paralimpica americana che correva in bikini su una spiaggia con le sue protesi. Intuizione da grande giornalista quale era Corona: quelle lame, poi sublimate da Pistorius nello sport, erano parte del corpo, bellissimo, di Aimee Mullins, che fu poi attrice e modella, fino a diventare testimonial di L’Oreal.

Le loro foto aprono mille riflessioni. Il corpo imperfetto che non esiste. “When you see, see the beauty”, quando guardi, sappi guardare la bellezza: è una strofa, giusta, di “Dream big”, canzone del country Usa. Poco più di 80 anni fa Hitler cominciò lo sterminio di massa proprio da chi aveva disabilità: esseri improduttivi. Ora ci sono copertine che ne esaltano il corpo. Lo sport, quello paralimpico in questo caso, è straordinario veicolo di cultura. Amy mette in mostra quel che Stephen sapeva già: cambieremo la nostra percezione del mondo.

di Claudio Arrigoni

da Corriere della Sera – Invisibili del 14-07-2014

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