Ovovia pronta alla rottamazione Avm non vuole piu’ gestirla

Bloccata da oltre un mese, l’azienda pronta a restituirla al Comune a fine anno, al termine della sperimentazione: manutenzione costosa per i continui guasti, l’ultimo ai sensori di aggancio.

VENEZIA. Un turbinare di imprese per la tormentatissima realizzazione dell’ovovia. La Cignoni – l’impresa incaricata dal Comune nella prima fase della realizzazione del ponte di Calatrava, ma anche del dispositivo traslante per i disabili – aveva poi subappaltato la realizzazione dell’ovovia alla Pmp srl di Carnago (Varese. Che veniva poi estromessa dalla lavorazione a opera già avanzata, perché las Cignoni aveva sottoscritto un nuovo contratto di fornitura con la tecnologie Industriali srl di Padova, altra impresa specializzata che ha poi portato a termine il dispositivo traslante. Con un turbinare di contenziosi legali, con il Comune che ha a suo tempo estromesso la Cignoni dal cantiere del ponte di Calatrava, e la Pmp che a a sua volta citato in giudizio la Cignoni per avere, a suo dire, passato indebitamente alla Tecnologie Industriali di Padova le proprie soluzioni tecnologiche per l’opera. Non c’è da stupirsi che in questa “sarabanda” di ditte e di contestazioni, quella che poi ne soffra maggiormente sia proprio la «povera» ovovia, di fatto incapace di funzionare. Il Comune – con il sindaco dimissionario Giorgio Orsoni – aveva già evocato la possibilità di uno smantellamento della struttura, considerato tra l’altro che la maggior parte delle persone con problemi di mobilità preferisce raggiungere la Ferrovia da piazzale Roma, e viceversa, in vaporetto. Potrebbe presto diventare una soluzione obbligata.

VENEZIA. L’ovovia “agganciata” al ponte di Calatrava è ormai fuori servizio da oltre un mese e c’è la possibilità concreta che possa restare indefinitamente al palo se non verranno risolti i suoi problemi – ormai strutturali – di funzionamento. Ma una cosa appare già praticamente certa: l’Avm, l’Azienda veneziana per la mobilità, che ha avuto in gestione sperimentale dal Comune per sei mesi – prorogati poi per altri sei, sino a fine anno – il dispositivo traslante per il passaggio dei disabili agganciato al ponte che congiunge Piazzale Roma con la Stazione, restituirà all’Amministrazione, come un “pacco” ingombrante, l’ovovia perché i costi di manutenzione che dovrebbe accollarsi, con i continui blocchi del sistema, rischiano di rivelarsi esorbitanti. Se il nuovo commissario prefettizio Vittorio Zappalorto – che ha preso in carico il Comune – è alla caccia di sprechi, come ha annunciato, per tagliare le spese di Ca’ Farsetti, l’ovovia potrebbe essere un buon inizio. Costato circa 2 milioni di euro ed entrato in funzione da meno di un anno – quando doveva essere funzionante già dal 2009 – il dispositivo, passato di mano da un’impresa a un’ altra in corso d’opera, è già sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei Conti che ha allargato anche ad essa l’indagine avviata sui costi lievitati e gli errori di progettazione relativi alla costruzione dello stesso ponte di Calatrava. Inaugurata finalmente – dopo un’infinita serie di collaudi – nel novembre dello scorso anno, l’ovovia ha sempre funzionato a singhiozzo da allora, con continui blocchi e interventi di manutenzione. Fino a quando si è bloccata nuovamente – a bordo una mamma con il bambino sul passeggino, la tipologia principale di utente dell’ovovia, altro che disabili, che la usano molto poco anche quando funziona, secondo i dati di Avm – poco più di un mese fa, per l’ennesimo guasto ai sensori di aggancio della cabina. Nuova richiesta di manutenzione alla ditta costruttrice – con i costi per il momento tutti a carico del Comune, che stanno lievitando ben oltre i 50 mila euro annui inizialmente preventivati – e, dopo l’intervento, nuovo collaudo di Avm prima di rimettere il dispositivo in servizio. Ma l’ovovia si è bloccata di nuovo dopo pochi metri di ascesa a fianco del ponte di Calatrava ed è stata, perciò, nuovamente riconsegnata alla ditta costruttrice per una nuova manutenzione. Avm non la farà tornare in sevizio fino a quando non sarà certa che funzioni nuovamente, nessuno sa quando. Perché i problemi dell’ovovia sono di fatto strutturali. Un meccanismo delicato, in un ambiente inadatto per umidità e condizioni ambientali come quello del Canal Grande vicino a piazzale Roma e con problemi enormi per la manutenzione. Perché l’ovovia è stata anche costruita come un blocco unico, non ha pezzi di ricambio e se si guasta una componente, bisogna tornare in fabbrica e farla realizzare appositamente. Con un’ulteriore lievitazione dei costi. Proprio come avviene per i gradini in vetro del ponte di Calatrava, uno diverso dall’altro, realizzati artigianalmente e che ogni volta che si crepano – come accade spesso – debbono essere rifatti in fabbrica. A proposito, ce ne sono già altri cinque crepati e da sostituire e il prezzo di ogni gradino varia dai 4 ai 7 mila euro. Ecco perché il commissario Zappalorto può venire a dare un’occhiata.

di Enrico Tantucci

da La Nuova Venezia del 14-07-2014

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