Quella missione accanto ai sordi disabili trascurati

Da maggio si trova a Cebu City, nelle Filippine, dove la Piccola Missione per i sordomuti ha una comunità ed è vicina alle persone che hanno perso tutto a causa del tifone e del terremoto, nell’ottobre dello scorso anno. Padre Savino Castiglione – pugliese di origine, trapiantato a Firenze – è vicario generale della congregazione, che sta costruendo una parrocchia e una casa di noviziato a Butembo, in Congo, ed è presente anche in Brasile; qualche decina in tutto i suoi confratelli, seguaci del carisma del venerabile Giuseppe Gualandi.
«L’apostolato per i sordi è molto particolare: bisogna esserne appassionati », specifica padre Savino, lamentando, ad eccezione di poche, una scarsa attenzione da parte delle diocesi verso le persone con disabilità sensoriale: «I sordi non vanno a Messa per colpa nostra: in Italia sono meno di 20 le celebrazioni segnate ogni domenica, cioè tradotte in lingua dei segni. Ma in tutto il Paese solo cinque preti si dedicano a tempo pieno a questa missione». Perché la sordità, prosegue padre Castiglione, «è un handicap invisibile: non fa tenerezza. A detta dei sordociechi, la sordità li fa soffrire di più della cecità, perché li separa dalle persone, mentre il non vedere li separa dalle cose. Ma mentre il cieco in casa si orienta con il tatto, il sordo non riesce a comunicare e a entrare in relazione».
Dalla chiusura delle scuole speciali, dove le congregazioni religiose si prendevano cura anche della formazione spirituale dei sordi, «c’è stato un vuoto non colmato dalle parrocchie e dalle diocesi: un lasso di tempo in cui la Chiesa è stata assente, purtroppo talvolta riempito dalle sette come i testimoni di Geova».
A Cebu City padre Castiglione è andato anche per incontrare i bambini sordi che hanno iniziato a giugno l’anno scolastico e vengono sostenuti a distanza negli studi dalla onlus ‘Amici di padre Savino’. Il contributo consente alla famiglia di far fronte alle spese per i materiali e i mezzi di trasporto. Non solo: le ‘adozioni’ significano «aule, dormitori e progetti formativi per i nostri ragazzi», riferisce il religioso. Che ha visitato le strutture danneggiate, stabilendo gli interventi definitivi per la messa in sicurezza di una scuola a San Isidro nell’Isola di Leyte, donata alla missione nel 2001 e danneggiata pesantemente ai soffitti, della scuola Gualandi in Cebu City e del dormitorio a Tagbilaran City, nell’isola di Bohol. «Ma i nostri bambini hanno nel loro Dna un forte spirito di adattamento e sopportazione; sanno che stiamo facendo del nostro meglio perché tornino alla normalità».
Intanto le scosse di assestamento restano frequenti e nella città di Tacloban sull’Isola di Leyte, completamente distrutta dal tifone e dall’onda anomala, «la ricostruzione non ha ancora raggiunto il 50%. Le scuole sono ancora da completare e purtroppo, sotto la massa dei detriti, continuano a venire alla luce i cadaveri dei dispersi », racconta padre Savino, plaudendo al lavoro delle Consorelle nella scuola di Cebu City, di padre Raul, fratel Dennis e fratel Rolando, a cui si aggiungono sette giovani in formazione: «Le scuole, il programma adozioni, gli insegnanti, le parrocchie, i problemi legati all’evangelizzazione e la formazione dei giovani seminaristi sono una sfida quotidiana per le nostre comunità filippine».

di Laura Badaracchi

da Avvenire del 16-07-2014

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