Ovovia di Calatrava, ricicliamola a Sacca San Biagio

VENEZIA. I saggi dicono che se si è saggi – appunto – si possono trasformare le disavventure in opportunità. Facile a dirsi. Molto meno a farsi. Però ci si può sempre provare. Anche quando è difficile, molto difficile, come nel caso (disperato) dell’ovovia sciagurata spuntata sul ponte di Calatrava. Anche i più cocciuti hanno finalmente capito che va rottamata al più presto. Primo perché è perfettamente inutile: in fondo non ci voleva tanto a capire (e qualcuno, inascoltato, l’aveva anche detto), che per i disabili sono più agevoli cinque minuti di vaporetto con la linea 1 tra Santa Lucia e Piazzale Roma o viceversa. Secondo perché non funziona, non ha mai funzionato e mai funzionerà. Terzo perché è bruttissima. Gigantesca, montanara, fuori luogo. In una parola: orribile. Rovina l’unica cosa che quel ponte, anch’esso per altri versi sciagurato, ha di bello: la silhouette. Peccato che questo poco intelligente giochino – ma dove sono finiti quelli che alzando la voce teorizzavano l’assoluta necessità che il ponte di Calatrava venisse dotato di uno skilift per disabili? – sia costato alla collettività quanto un pacchetto di mazzette per le dighe del Mose. Un conto salato, destinato, con la rottamazione dell’ovovia, a salire ancora. Ma una soluzione, almeno per risparmiare gli ultimi soldini, forse c’è: spostarla invece di rottamarla. Ci sono almeno un paio di posti dove l’ovovia starebbe non bene ma benissimo. Due soluzioni entrambe pratiche, economiche, sostenibili, e molto convincenti. La prima “lochèscion”, come si deve dire oggi, è a Jesolo, dove l’ovovia potrebbe prendere il posto della misteriosa ruota panoramica che doveva arrivare per far divertire i vacanzieri dell’estate e invece si è smarrita in chissà quali misteriosi container sperduti in chissà quali misteriosi angoli del mondo per chissà quali misteriosi motivi. La seconda “lochèscion”, questa molto più interessante, è invece a Venezia, sull’isoletta di Sacca San Biagio, vicino a Sacca Fisola, dove una volta c’era l’inceneritore delle scoasse (per i non veneziani, scopacce), dove i terreni sono ancora inquinati a sufficienza, e dove un gruppo di simpatici giostrai divenuti negli anni imprenditori di successo dell’industria del divertimento popolare, che poi si dovrebbe dire “entertainement” per essere alla moda, vorrebbe costruire un parco giochi molto ma molto veneziano con le altalene, i trenini, la ruota panoramica, le montagne russe, la pesca miracolosa del “pesse baùco” e le baracche del tiro a segno da tre palle un soldo. Qui la sciagurata ovovia sarebbe perfetta. Come la teleferica di Gardaland, potrebbe sorvolare l’isoletta delle scoasse in tutte le direzioni, regalando ai visitatori un panorama mozzafiato sulle vecchie ciminiere in disuso di Porto Marghera. Ma non solo. Se i governanti mostrassero saggezza (e qui diventa più difficile), potrebbero unire l’utile al dilettevole: dare all’ovovia una finalità pubblica e sociale, riscattandola dai fallimenti, dalle vergogne e dalle umiliazioni del passato. Utilizzarla, in sostanza, per unire – sul modello del “pipolmuver” – l’isoletta di Sacca San Biagio con quella di Sacca Fisola, e l’isoletta di Sacca Fisola con quella della Giudecca, dando vita a una nuova linea di trasporto, una sorta di metropolitana sopraelevata, con fermate obbligatorie all’Harry’s Dolci e all’hotel Cipriani. Una linea destinata principalmente ai residenti, gratuita per i possessori di Carta Venezia, e che in futuro potrebbe anche venir prolungata fino all’ex ospedale al mare di un’altra isola, quella del Lido, dove l’ovovia atterrerà su una montagna finta di neve artificiale, costruita sotto una campana di vetro come a Dubai, dove si potrà sciare allegramente anche d’estate.

Roberto Bianchi (r.bianchin@repubblica.it)

da La Nuova Venezia del 20-07-2014

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