“Non e’ una citta’ a misura di disabile”

REGGIO EMILIA. Non è facile rendersi pienamente conto delle barriere materiali e mentali che ogni giorno un disabile deve superare. A Vincenzo Tota, già presidente del Comitato paralimpico reggiano, nella giornata nazionale delle barriere architettoniche, chiediamo di aiutarci a immedesimarci in chi è costretto a spostarsi su una carrozzella. Soprattuttto negli spostamenti quotidiani in città. A Reggio, partendo dal centro storico, quanto è difficile muoversi su una carrozzella? «Purtroppo le barriere architettoniche esistono eccome. Anche dove qualcuno mai se le aspetterebbe di trovare. Partiamo dal luogo istituzionale per definizione, il municipio: ebbene, per noi è impossibili e entrare. Per non parlare della cattedrale: sì, esiste uno scivolo, a non è a norma e il portone è troppo pesante». Dei Musei Civici abbiamo parlato più volte. L’ingresso dei disabili esiste, ma è decentrato rispetto a quello principale e per accedere bisogna suonare un campanello… «Ebbene, questa è una barriera architettonica. Perché io come disabile devo avere la possibilità di entrare dallo stesso ingresso usato da una persona che cammina sulle proprie gambe». Altre zone off limits? «Per esempio la nuova autostazione all’ex Caserma Zucchi: è stata appena rimessa a nuovo ma le barriere architettoniche non sono state abbattute. E tornando al centro storico, penso all’intero perimetro di piazza Prampolini che non è accessibile per i disabili. Tra il pavimento di pietre laviche e le buche tra una pietra e l’altra è facilissimo farsi male. Ed è capitato spesso che gente in carrozzina sia rimasta ferita o non sia riuscita a proseguire la sua passeggiata se non facendosi aiutare da qualcuno». Luoghi in centro “accoglienti” ne esistono? «Sì. Per esempio la sede universitaria in viale Allegri è perfettamente attrezzata per l’ingresso di disabili in carrozzina e anche per i non vedenti. E poi piazza della Vittoria in tutta la sua superficie: questo perché, non a caso, è stato l’unico spazio a Reggio ad essere stato progettato in base a un parere preventivo di Criba, l’associazione regionale che si occupa di barriere architettoniche». Una volta tornati dalla “passeggiata”, il disabile trascorre gran parte del tempo in casa. Quali caratteristiche deve avere la sua abitazione? «Questo è il problema fondamentale per chi subisce la disabilità in seguito a un incidente, perché improvvisamente deve attrezzarsi per vivere in maniera completamente diversa. Le modifiche da apportare al suo alloggio sono così rilevanti che nel novanta per cento dei casi finisce per trasferire la residenza altrove. In ogni caso le spese sono enormi. Se abita in un appartamento abbastanza grande, per prima cosa deve allargare le porte e intervenire sul bagno. Se ha una sufficiente autonomia gli occorre installare una doccia a pavimento dotata di sedile e maniglioni orizzontali e verticali, una tazza del Wc grande, bassa, con coprisedile molto robusto e maniglioni. Altrimenti deve aggiungere un sollevatore elettrico, che andrà installato anche nella camera da letto». E’ sufficiente spostare i mobili per muoversi agevolmente all’interno dell’alloggio? «No. Se i pavimenti sono troppo lisci devono essere rifatti, per evitare il pericolo di scivolare». Quanto è importante la variabile psicologica? «La variabile psicologica è molto forte, al di là della gravità delle condizioni fisiche. La pratica sportiva è essenziale, perché serve a mantenere e rafforzare la muscolatura residua. In ogni caso è fondamentale avere una famiglia. Il disabile non si deve sentire solo». Come si superano le barriere architettoniche quando non si abita al piano terra? «Il condominio è obbligato per legge a montare un ascensore o un servoscala, a carico del disabile se lo utilizza solo lui». Quali mezzi occorrono per spostarsi in città? «La Gazzetta ha giustamente denunciato la difficoltà di salire sugli bus dotati di pedane mobili, che non sono programmati in orari fissi. Un’auto adattata con dimensioni e comandi opportuni costa il 20-30% in più rispetto a un’auto di serie». E le carrozzine? «L’Ausl fornisce gratuitamente ogni sei anni il modello standard da 3.000 euro. Se ne occorre uno migliore si devono aggiungere di tasca propria altri due o tremila euro».

di Luciano Salsi

da La Gazzetta di Reggio del 05-10-2014

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