Margherita, Papa Francesco e Giovanni XXIII. E’ lo sport, si’

Era il 25 settembre 1960, ultimo giorno di quella che è considerata la prima, vera Paralimpiade della storia, Roma 1960. Gli atleti erano 400, le nazioni 23, gli sport 8. Un evento che ha segnato la storia dello sport paralimpico. Fu quella l’occasione in cui un Papa incontrava atleti che solo pochi anni prima in molti luoghi del mondo erano ritenute persone non in grado di vivere con dignità. Giovanni XXIII volli riceverli. Un’emozione che si è ripetuta pochi giorni fa. In Sala Nervi Papa Francesco ha rinnovato quella giornata in un incontro straordinario e intenso: Believe to be alive, credere sentirsi vivi, voluto da Luca Pancalli, presidente del Comitato Paralimpico. Questo Papa ci ha abituato ai gesti semplici: cosa c’è di più semplice, bello, divertente dello sport per sentirsi vivi?
Cerano migliaia di atleti paralimpici, dall’Italia e dal mondo. C’era Oscar De Pellegrin, oro a Londra nell’arco: “Nello sport nessuno regala niente, come nella vita. Bello gioire per la vittoria, ma anche conoscere la sconfitta”. Cantava Annalisa Minetti, cieca, cantante e campionessa mondiale di atletica: “Vincente è colui che ci prova”. Parlava Assunta Legnante, la più grande di sempre e per sempre nel getto del peso senza vedere: “Alla fine mi sono convinta a tornare allo sport. Mi sono detta: stare dentro casa è quello che vuoi? Vuoi veramente essere disabile?” Testimoniava il tenente colonnello Roberto Punzo, in carrozzina dopo una bomba in Afghanistan e medaglia agli Invictus Games a Londra: “Qui non riesco a vedere nessuno che non possa essere forza motrice della società”. Con Luca Pancalli che si rivolgeva a Francesco: “Attraverso lo sport non smettiamo di sognare”. Lo sport paralimpico ha una marcia in più, senza nulla togliere a quello olimpico. Lo ha rimarcato il Papa: “La disabilità attraverso lo sport si trasforma in un messaggio di incoraggiamento. La vostra testimonianza è un grande segno di speranza. Uno sport senza barriere e senza esclusione”.

Torniamo a quel giorno di quasi 45 anni fa a Roma. L’atmosfera era di grande commozione. E’ stata la prima volta che gli atleti paralimpici (e ancora nessuno li chiamava così), gli accompagnatori e tutti i partecipanti incontravano e ascoltavano le parole di un Papa. Giovanni XXIII, nel cortile di San Damaso usò espressioni di conforto e di incitamento, particolarmente significative perché non così lontane da quelle usate da Papa Francesco in Sala Nervi. Disse: “Diletti figli, voi avete dato un grande esempio che noi amiamo rilevare perché può essere utile a tutti. Avete mostrato quello che può realizzare un’anima energica, malgrado gli ostacoli in apparenza insormontabili che il corpo gli oppone. Lungi dal lasciarvi abbattere dalla prova voi la dominate e con sereno ottimismo affrontate cimenti apparentemente riservati ai soli uomini validi”. Li salutò poi a uno a uno, fermandosi in particolare con la figlia del capo delegazione statunitense: “Vorrei essere come Gesù, poterti dire: alzati e cammina”.

In verità quello con Giovanni XXIII non era il primo incontro di un Papa con lo sport paralimpico, ma era sicuramente quello che più è rimasto nella mente, per la potenza comunicativa che ha avuto. I primi ricordi si hanno su sport dedicati a persone con disabilità sensoriali. Nel 1908 ebbe luogo in Vaticano, alla presenza di Pio X, un concorso ginnico internazionale della gioventù cattolica proveniente dalle principali città italiane e da Francia, Belgio, Austria, Irlanda e Canada. In quell’occasione ci fu la prova dei ginnasti della società Mutus Loquens di Torino, sordi. Ricordano le cronache di allora: “Il direttore li guida con cenni e mosse convenzionali. I sordomuti (così erano chiamati, ndr) compirono splendidi esercizî. Come la folla, il Pontefice applaudì. Pare che tutti applaudano con più forza, quasi per far giungere ai bravi giovani l’omaggio. Ma i giovani non udivano”. Pio X infatti aprì allo sport praticato da persone disabili. Negli anni ’20 Pio X ebbe anche un incontro con una squadra di ginnastica per ciechi, quella di San Alessio, che eseguivano esercizi con il cerchio.

Quell’incontro con Papa Francesco continua un cammino. Che Margherita, otto anni e una mano sola, giovanissima atleta dell’art4sport di Bebe Vio, sa mostrare nel suo lato più bello, come raccontano sul sito de La Provincia di Varese: …ha portato a Roma la sua gioia di vivere e la genuinità dei suoi compagni di classe. Già, perché la piccola Marghe ha consegnato al Papa una lettera scritta insieme a tutti i suoi amici: ‘Francesco, ti aspettiamo qui da noi. Se non puoi venire ti lasciamo i nostri numeri di telefono (seguono i numeri di tutti i bambini). Ma se riesci a venirci a trovare, per noi sarebbe meglio il mercoledì’.

di Claudio Arrigoni

da Corriere della Sera – Invisibili del 07-10-2014

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