Dai musei civici per Hulk all’Arengario impossibile

MONZA. Prosegue il viaggio alla scoperta dell’accessibilità alle persone disabili dei luoghi della cultura monzesi: questa settimana la visita a i Musei Civici – ovvero la Casa degli Umiliati – e, a fianco, il palazzo dell’Arengario. Gli ex Umiliati sono in grado di accogliere le persone disabili? La risposta a questa domanda non può essere univoca, poiché la struttura, come la sala conferenze, sono accessibili, ma è la fruibilità a mostrare il bicchiere mezzo vuoto, soprattutto se si pensa alla recente apertura del museo. All’arrivo, i primi problemi: l’accesso avviene dall’ingresso originale, con tanto di rampa carrabile ripida e a seguire acciottolato instabile. Peggio ancora l’uscita, che diventa pericolosa: infatti, via Teodolinda, dove ha sede il museo, è stretta e in uscita non si può vedere se sta sopraggiungendo un’automobile. A tal proposito sarebbe il caso di installare uno specchio di fronte l’uscita. Ancora meglio sarebbe spostare l’ingresso del museo dalla parte più moderna, ovvero dall’accesso alla sala conferenze, dove basterebbe una rampa per superare i due gradini che collegano le due strutture. Ma anche gli accessi all’edificio – parte antica e moderna – presentano sulla soglia della porta un dislivello, e una domanda ora sorge spontanea: perché nessuno ha pensato di installare una piccola rampa? Dopodiché gli spazi all’interno del museo sono più che sufficienti per muoversi con una carrozzina, idem gli ascensori e i servizi igienici per le persone disabili sono certamente a norma. Unica pecca è l’accesso ai bagni del pian terreno, la cui porta prende dentro il pavimento e per aprirla è necessario essere forzuti quanto l’incredibile Hulk. Certo mantenere le porte originali è lodevole, meno lo è se la porta perde la sua funzione, che è quella di aprirsi e chiudersi. Infine, le ultime domande a sorgere spontanee sono: il problema non si poteva risolvere in fase di ristrutturazione? E soprattutto, non si può risolvere adesso? Alcune centinaia di metri più in là, il palazzo dell’Arengario. Con mostre che richiamano migliaia di persone. Queste mostre interessano, appunto, un po’ tutti, ma ne escludono altri: le persone disabili e coloro i quali hanno problemi di deambulazione. Perché se le scale sono in assoluto off-limits per i primi, rendono la missione complicata ai secondi, e se sono a chiocciola, come lo sono quelle dell’Arengario, la rendono quasi impossibile. Purtroppo quando l’antico palazzo comunale venne edificato delle difficoltà delle persone disabili non si teneva affatto conto, mentre ora, a distanza di quasi un millennio, delle loro necessità si dovrebbe tener conto. Con questo non si può certo accusare l’amministrazione comunale di trascurare le tematiche che riguardano le persone disabili, ma sarebbe opportuno che le mostre, almeno quelle di più ampio richiamo, siano fruibili a tutti. Purtroppo quelle all’Arengario non lo sono e risulta poco sensato utilizzare l’antico edificio per ospitare questi eventi, a meno che non si trovi una soluzione. Magari individuare un altro spazio o realizzarne uno ad hoc. O magari rendere accessibile l’edificio ai disabili, ma questa è la strada meno percorribile perché richiederebbe un intervento invasivo e non indifferente. «Nel 1987 avevamo predisposto un progetto in tal senso», afferma Bruno Lattuada, dirigente del Comune. Il piano, che comunque aveva «un impatto non indifferente sul paesaggio circostante», è stato poi accantonato per far spazio a quello attuale. In definitiva, per ovviare al problema torna attuale il famoso detto: se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto.

da Il Cittadino del 09-10-2014

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