Tutti mi chiamano Barbie Climber

Ha perso la vista da neonata, eppure la sua vita è un susseguirsi di vittorie. Alessia Refolo è salita sul gradino più alto del mondo con la determinazione della campionessa, ma in amore avanza solo “in sicurezza”.

La chiamano Barbie Climber e lei questo nickname lo porta con orgoglio: «Lo trovo estremamente femminile», dice. Alessia Refolo ha lunghi capelli biondi e un fisico mozzafiato, ma è la determinazione la sua arma vincente: quando ha in mente un obiettivo fa di tutto per raggiungerlo. Così ha fatto a Gijon, in Spagna, ai campionati del mondo di arrampicata sportiva, dove lo scorso 14 settembre ha conquistato la medaglia d’oro della categoria B2 di Paraclimb.

La sua specialità è il Lead, dove vince chi arriva più in alto. «È stata una super gara – racconta la ventiquattrenne di Ivrea -, mi sono confrontata con altre ragazze non vedenti, ma soprattutto sono riuscita a fare meglio della slovena Tanja Glusic che nelle altre due tappe di coppa del mondo mi aveva battuta. Ho avuto la mia rivincita!».

Alessia aveva solo un anno e mezzo quando è stata colpita da un tumore alla zona addominale (Neuroblastoma Pediatrico, in gergo medico), una malattia molto rara per cui non esistono ancora oggi cure mirate. Al tempo, le furono prescritti dei medicinali molto forti che le danneggiarono in maniera irreversibile retina e nervo ottico. «Mi ritengo fortunatissima perché a questa malattia sopravvive solo una bambino su 5 – continua Alessia -. Ho perso la vista, questo è vero, ma devo ammettere che se oggi vedessi, la mia vita sarebbe un’altra: sono due mesi che vivo da sola, è stata una scelta coraggiosa che magari in una situazione “normale” non avrei preso. Oggi, però mi rende estremamente orgogliosa.».

Solare e ottimista, lavora in banca ma non ha mai rinunciato alla sua grande passione, ovvero lo sport. Dopo aver praticato per cinque anni equitazione ed essersi cimentata nel ballo da sala, un anno fa, quasi per caso, incontra l’arrampicata. Si trovava al Mello Blocco, il raduno internazionale di climber che viene organizzato ogni anno in Val di Mello, a maggio. «Mi ci ha portato Silvia Parente, campionessa mondiale non vedente di sci che ho avuto modo di conoscere sulle piste innevate. Quando ho indossato le scarpette e fatto la mia prima salita, tutti si sono stupiti di quanto fossi portata per questo sport. Silvia mi ha detto “Alessia io scelgo te”. Che emozione!».

Eppure Alessia si prende del tempo per pensare se cominciare seriamente questa attività. «Ho sempre avuto le unghie curate e tenuto molto al mio aspetto fisico tanto da posare per alcuni fotografi. Le prime volte in palestra sono state traumatiche: avevo le mani che sanguinavano, i piedi rovinati e le gambe piene di lividi. Insomma, non è stata una scelta facile!». Poi a settembre è arrivato il “sì” e la sua è stata una rapida ascesa nel mondo del Paraclimb, in poco tempo ha trovato una palestra e una squadra, il Cus Torino, che per lei è diventata una seconda famiglia. «Ci sono diversi tipi di disabili, oltre ai non vedenti: mi alleno con ragazzi amputati e altri in carrozzina. Ovviamente abbiamo tutti problemi diversi, ma siamo legati da una passione comune. Quando vengo aiutata da un ragazzo a cui manca una mano o io posso dare consigli a chi sta in carrozzina, mi accorgo che non esistono barriere.».

Nella categoria Blind, gli atleti sono guidati da istruttori esperti che diventano i loro occhi. Questo in tutte le tre categorie: dal B1, ovvero atleti completamente non vedenti, passando per il B2, che rappresenta i climber in grado di riconoscere delle forme, ma non abbastanza per poter affrontare una parete in solitaria fino alla B3, che comprende persone con cecità parziali. Per ognuno di questi gruppi, le indicazioni devono essere precise, soprattutto su pareti difficili dove le prese non sono poi così intuitive e la fiducia, quella soprattutto, deve essere totale. «Gareggio per la categoria B2, ma sono proprio al limite – dice Alessia -, quel poco che vedo non mi aiuta per niente in parete e ho bisogno che l’istruttore mi indichi tutti i movimenti da fare».

Tanti gli amici che le sono vicini, così come i volontari che la aiutano a spostarsi per raggiungere la palestra o il supermercato, eppure per ora nessuno è ancora riuscito a conquistare il suo cuore. «È un periodo che sono concentrata su di me, l’arrampicata e la nuova casa. Ci sono molto “io” e se devo stare con qualcuno è perché merita.». Nella gallery, oltre a foto di Alessia, alcune immagini scattate a Gijon durante i campionati mondiali di Paraclimb.

di Sara Canali

da Vanity Fair.it del 11-10-2014

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