La scuola del futuro parte da Palermo L’appello dei professori “Aule nuove e palestre”

PALERMO. Una palestra agibile, una scuola che non si sviluppi in altezza — dodici piani come fosse un condominio — aule nelle quali poter aprire le finestre d’estate e non essere obbligati a utilizzare il nastro adesivo per sigillarle d’inverno. E, ancora, ascensori che consentano agli alunni disabili di raggiungere la classe senza la mortificazione di far traslocare i compagni al piano terra. Ecco cosa chiede la scuola di Palermo al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che ieri ha raggiunto il teatro Al Massimo per partecipare a uno degli appuntamenti di “Repubblica delle Idee” sul tema “Se mille giorni bastano. La scuola nuova”.
La platea era gremita da docenti che alla fine del dibattito hanno tentato di avvicinare il ministro per chiederle risposte o raccontarle le loro storie, mentre fuori un gruppo di manifestanti del Coordinamento studenti medi intonava cori di protesta, contestando la riforma che il governo Renzi vuole trasformare in legge a gennaio. Gli stessi studenti che in mattinata, mentre il ministro era in visita al liceo Regina Margherita, sono stati protagonisti di scontri con le forze dell’ordine: una ventina di ragazzi hanno tentato di forzare il cordone di polizia per entrare nell’istituto. Ne è nata una “guerra”: i manifestanti colpivano gli agenti con i cartelloni che avevano esibito all’arrivo della Giannini, i poliziotti li respingevano utilizzando i manganelli. Un minorenne è stato identificato, mentre da Roma è arrivata ai manifestanti la solidarietà dei deputati palermitani del Movimento 5Stelle: «Basterebbe il dialogo per non arrivare a questo ».
Ma al di là dei cori, è stato dentro il teatro che i docenti hanno testimoniato l’incubo quotidiano di insegnare in edifici scolastici del tutto inadeguati. «Che cosa chiedo al ministro? — dice Letizia Giordano, insegnante di sostegno all’istituto comprensivo Impastato della Noce — chiedo di poter aprire le finestre della classe d’estate e di poterle chiudere in inverno senza dover usare il nastro da imballaggio». Agata Gueli, docente al liceo artistico Catalano, racconta della sua scuola lunga dodici piani: «Insegnare in un edificio così è davvero difficile — dice — prima di tutto il ministro dovrebbe occuparsi di colmare il grave gap tra le scuole del Sud e quelle del resto d’Italia».
Un’insegnante della scuola Ferrara, Lavinia Pinzarrane, chiede che i suoi ragazzi possano fare educazione fisica: «Nella palestra della nostra scuola, in piazza Magione, vive un gruppo di senzatetto». Cinzia Accetta ha rappresentato alla Giannini l’incubo dei vincitori di concorso senza cattedra, mentre Manuela Riela ha raccontato il suo precariato che va avanti da 23 anni: «Quest’anno ho appena dodici ore di insegnamento alla scuola Verdi».
Ma a chiedere più attenzione per i problemi di Palermo sono stati anche gli alunni, come le gemelle Maria ed Elisabetta Strano, studentesse del Meli: «Il ministro parla di insegnanti di sostegno, ma ai disabili prima di tutto servirebbero sedie a rotelle e ascensori adatti alle loro esigenze».
E se il rettore dell’Ateneo palermitano Roberto Lagalla lascia il teatro tirando un sospiro di sollievo («Pensavo che il peggio fosse all’università, ma non avevo ancora sentito parlare di scuola »), il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore Barbara Evola chiedono al governo di ascoltare gli enti locali: «Altrimenti la “buona scuola” rischia di essere un flop».

di Sara Scarafia

da La Repubblica del 19-10-2014

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