Major, campione paraplegico e atleta multitasking

Paralizzato dopo un incidente in moto, eccelle nel basket
e in canoa, scherma, tiro a segno, nuoto e arrampicata

PADOVA. Un campione a tutto tondo, che ha fatto dello sport un motivo di vita. La disabilità non è stata di certo un ostacolo, quanto piuttosto un incentivo per Lorenzo Major. Atleta «multitasking» o multiforme, uno cioè che è capace di praticare canoa, scherma, tiro a segno, nuoto, basket in carrozzina e arrampicata, l’ultima di una lunga serie di passioni sportive. I video delle sue arrampicate hanno incantato il web, ma anche la televisione è stata attratta dal fenomeno Major. Lunedì scorso la trasmissione di Raitre «Sconosciuti» ha raccontato la sua storia e l’amore per la moglie, l’archeologa Carolina Ascari Raccagni, con cui è convolato a nozze nel maggio di quest’anno. Originario di Cavarzere, dove è nato il 14 luglio del 1971, a 30 anni Major è rimasto paraplegico in seguito ad un grave incidente in motocicletta. All’epoca, era un karateka della Nazionale italiana con una passione sfrenata per le moto. In quella notte del 2001 la colonna vertebrale di Lorenzo si spezzò in due, come la sua esistenza. Iniziò una seconda vita da disabile, in cui lo sport assunse un ruolo preponderante. Una bulimia insaziabile di discipline sportive, condita da titoli regionali e nazionali in tiro a segno, scherma e nel kayak, con il quale ha vinto anche una medaglia d’oro ai Campionati del mondo di Vichy, in Francia. «Dopo l’incidente», ricorda Major, «avevo il terrore di non riuscire a fare più nulla. Vivevo con il kimono addosso: non praticare più le arti marziali mi gettò nella completa malinconia. Ho avuto, però, la fortuna di conoscere Mauro Borghi, presidente del Canoa Club di Ferrara, che mi ha spinto a provare il kayak paralimpico. Da lì non mi sono più fermato: ogni volta che si presenta una nuova opportunità, la colgo al volo. Voglio dimostrare a me stesso che sono in grado di fare più cose». Come il basket in carrozzina, che Major gioca in serie B, indossando la maglia del Cus Padova: «È l’unico sport di squadra, che ho scelto di fare per puro divertimento e per lo spirito di gruppo instaurato con i compagni del Cus. Il mio obiettivo è sempre dare il massimo, anche se ciò comporta sacrifici immensi non solo fisici, ma anche economici: vivo grazie ad una pensione d’invalidità e devo spendere soldi per portare avanti le mie attività agonistiche. Qualche anno fa c’erano le fondazioni che supportavano le società sportive, ma la crisi si è fatta sentire anche qui penalizzando lo sport dei disabili. Sabato 25 ottobre, ai Campionati italiani di arrampicata a Torino, dovrò pagarmi tutte le spese. L’arrampicata, però, mi sta regalando enormi gratificazioni, amplificate dal fatto che sono uno dei pochi atleti al mondo della mia categoria, la Sitting, a svolgere questo tipo di disciplina. Mi ritengo una persona fortunata. Dopo l’incidente ho messo in campo le diverse esperienze accumulate in precedenza. Ora sto semplicemente vivendo la vita dei miei sogni».

di Mattia Rossetto

da Il Mattino di Padova del 17-10-2014

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